mercoledì 2 novembre 2016

Incontro pubblico sul lupo a Mantova

La Sezione CAI di Mantova organizza la serata

“Incontro ravvicinato con il lupo”

Milena Merlo Pich, docente e naturalista, Operatrice Naturalistica del Comitato Scientifico del CAI, componente del Comitato Scientifico dell’Emilia Romagna, racconterà di alcuni
aspetti non conosciuti del Lupo Appenninico.

L’incontro si terrà

VENERDÌ 25 NOVEMBRE alle ORE 21.00

SALA ORATORIO DEL GRADARO
VIA GRADARO, 45 – MANTOVA


Il Pastore della Lessinia e Lagorai in lista d’attesa Diventerà cane di razza

È partita la trafila burocratica per il riconoscimento della razza di cane Pastore della Lessinia e Lagorai. Al raduno di Erbezzo, voluto da un gruppo di giovani guidati da Veronica Isalberti, possessori o appassionati di questi cani che si incontrano nelle malghe e nelle contrade della Lessinia, ma che non hanno avuto finora un proprio riconoscimento ufficiale, è stata una sorpresa per gli stessi organizzatori che hanno visto la partecipazione di diverse persone accompagnate dall’amico a quattro zampe, pensato come conduttore di bestiame ma che ormai è entrato anche nelle case e negli appartamenti di città.
Alessio Nisticò è vicepresidente del Club italiano Cane delle Alpi Apuane, che sta seguendo lo stesso iter di riconoscimento ufficiale del Pastore della Lessinia e Lagorai e si sta impegnando per avviare le stesse procedure per questa razza. Spiega i fondamenti biologici e storici che guidano la ricerca e l’iter per il riconoscimento: «L’Italia vanta la cultura pastorale più antica d'Europa, originatasi dalle grandi migrazioni delle popolazioni di pastori nomadi e già in epoca neolitica i cani venivano utilizzati principalmente per la guardia degli insediamenti umani e degli armenti; successivamente si selezionarono cani idonei a condurre il bestiame, mettendo a frutto il loro naturale istinto predatorio. Tra questi cani il Pastore delle Alpi può essere considerato il progenitore di tutte le razze di cani conduttori attualmente presenti; abbiamo prove della sua presenza attraverso i graffiti rupestri della Val Camonica risalenti a quasi tremila anni fa», spiega.
Ma diversamente da quanto avvenuto in altri Paesi Europei, in cui sono stati formalizzati gli standard ufficiali delle diverse razze di cani da noi non c'è stata sinora una particolare attenzione per la valorizzazione delle razze autoctone.
Attualmente è ufficialmente riconosciuto solo il Pastore bergamasco e sono stati recentemente attivati progetti finalizzati al riconoscimento del Cane di Oropa (sulle Alpi Biellesi) e del Cane delle Alpi Apuane (nel comprensorio della Liguria e dell'alta Toscana).
Anche nel Triveneto è da sempre presente lo stesso tipo di cane, in particolare nei comprensori montani della Lessinia e del Lagorai, catena montuosa che separa la Val di Fiemme dalla Valsugana e dove ha saputo raggiungere un'omogeneità di tipo significativa. È di taglia media, per essere agile e veloce a condurre greggi e mandrie, nel radunare i capi dispersi, ha un buon istinto predatorio, ma non eccessivo, per non far danni con i propri morsi ai capi domestici.
«Si tratta di un cane mesomorfo, che ha cioè struttura regolare, né tozza né slanciata, di taglia media e aspetto tipicamente lupoide, con il mantello prevalentemente di colore merle», aggiunge Nisticò. Il merle è un gene che determina, tra le tante cose, una combinazione di colori nel manto dei cani, con macchie bianche su fondo grigio o blu e occhi nocciola o azzurri a volte anche uno diverso dall’altro.
È un animale eccellente da lavoro, capace di condurre ovini e bovini, con un temperamento vivace che lo rende anche un ottimo cane da compagnia per chi ama le escursioni e le attività sportive. «Potremmo considerarlo il Border Collie italiano, se non fosse in realtà che l’origine del Pastore della Lessinia è molto più antica», precisa Nisticò.
In occasione del primo raduno del Pastore della Lessinia e del Lagorai si sono gettate le basi del progetto di riconoscimento, attraverso la raccolta di adesioni all'associazione senza fini di lucro che si fa promotrice dell'istanza all'Ente nazionale della cinofilia italiana (Enci) per il riconoscimento come razza.
I prossimi passi del progetto prevedono il censimento della popolazione canina di riferimento, i rilievi cinometrici (le misurazioni di un certo numero di animali che definiranno i parametri medi) e le ricerche di materiale storico che documentino le caratteristiche distintive della razza dal punto di vista morfologico e attitudinale.
La futura razza ha già una sua pagina Facebook di riferimento (Il pastore della Lessinia e Lagorai) a cui possono rivolgersi gli interessati e gli appassionati.


mercoledì 26 ottobre 2016

Notte sulle tracce dei lupi della Lessinia

da L’Arena 23.10.2016 

La notte è senza suoni né vento, fredda. Il lupo è da qualche parte, nei «vaj» che incidono la Lessinia centrale. È una presenza invisibile, lo sanno gli animali che cercano di fuggirlo e gli uomini che lo stanno aspettando, per carpirgli altri segreti, altre immagini. Lui, l’emblema di ogni paura atavica, ritornato nel 2012 sull’altopiano da cui era stato cancellato a colpi di fucile nella prima metà dell’Ottocento, si è ripreso il ruolo di predatore protagonista. Amato come testimone di un ambiente in pieno rigoglio di salute. E odiato, per le predazioni sul bestiame in alpeggio. Inconsapevole portatore di discordie. Silenzioso, invisibile, presente.
APPOSTATI. L’erba è coperta di brina, il cielo è ancora acceso di stelle. Una linea d’alberi nasconde cinque uomini, silenziosi, accovacciati dietro i cavalletti con teleobiettivo e cannocchiali. Fa freddo, non c’è ancora luce ma si intuisce l’aurora. Il lupo potrebbe farsi vedere, oppure no, anche se proprio qui, in questo angolo di Lessinia, passa una delle sue piste più consuete. Uno dei «corridoi» della sua abitazione di 200 chilometri quadrati (in gergo scientifico «home range»). «Alla fine serve sempre il “fattore C“...», scherzavano una mezz’ora prima davanti a un caffè Fulvio Valbusa, vicecomandante della stazione del Corpo Forestale dello Stato di Boscochiesanuova e Paolo Parricelli, guardia del Parco Naturale Regionale della Lessinia. Nel gruppo ci sono anche Emanuele Iannone, il comandante della Forestale lessinica e Simone Tiso, giovane tirocinante per la laurea magistrale a Padova in Scienze della Natura.
I contorni dell’altopiano emergono nella prima luce grigia. I minuti rallentano, il freddo punge di più. Lontano pascola un cervo. Più sotto si sente l’abbaio (scrocchio) di alcuni caprioli, forse spaventati da qualcosa. Scambio di cenni e sguardi ma, mentre l’alba avanza decisa, nulla si muove. I cannocchiali passano al pettine crinali e radure, volano i primi uccelli. L’altopiano prende il colore dell’oro quando il sole supera la linea di nuvole della pianura e il velo di brina svapora. Ma di «lui» non c’è segno. Anche caprioli e cervo si ritirano al coperto nei boschi. Un piccolo «codirosso» si posa su un arbusto e osserva lo strano gruppo: sarà lui l’unica «preda» dell’alba di veglia. Resta ancora poco da attendere, il lupo sa che la luce del giorno appartiene agli uomini, gli unici esseri che il suo istinto identifica come pericolo. E vale anche per quelli che lo hanno aspettato nel buio e che ora smontano obiettivi e cavalletti per andare alla ricerca di una bevanda calda. «Questo è un aspetto del monitoraggio... ti apposti per giorni, calcoli le probabilità ma “lui“ non sarà mai prevedibile, lo vedrai quando e dove meno te lo aspetti», sdrammatizzano Valbusa e Parricelli.
DI LUPI E PASCOLI. Caffè bollente al bar per cacciare il freddo dalle ossa. Si commenta la fine dell’alpeggio, con gli allevatori impegnati a radunare gli ultimi capi «ribelli» sparsi da un angolo all’altro dell’altopiano. E si finisce per riparlare di lupi ma anche di cacciatori «che sono contrari alla sua presenza» perché sottrarrebbe loro cervi, cinghiali e caprioli. «Molti non capiscono ancora come la tanto declamata biodiversità includa tutte le specie. Certo il lupo va “gestito“ al meglio ma, personalmente, lo preferirò sempre a un bracconiere», commenta Nereo Baltieri, presidente dell’Apeav (l’Associazione provinciale esperti accompagnatori della provincia di Verona, che guida nell’attività venatoria di selezione ). «In realtà», interviene Valbusa, «se gli ungulati in Lessinia sono ormai moltissimi è perché il bosco sta avanzando e ciò accade anche per una ridotta “coltivazione“ e rotazione dei pascoli. Una trasformazione che il Corpo Forestale osserva da anni e che ormai è sotto gli occhi. Il lupo pone un problema aggiuntivo di gestione, è vero, ma ciò avviene in un ambiente e un’economia del territorio che stanno comunque mutando».
IN «TRAPPOLA». La Panda «4X4» si conferma mito. «Quella vecchia era anche meglio», sorride Parricelli. Tra avvallamenti e strade forestali sconsigliate ai Suv si cercano tracce e «segni» del lupo. Ma la pioggia recente ha slavato gran parte delle orme, ne restano di volpe, tasso, cervo e capriolo ma solo un paio attribuibili alla famiglia «Slavc - Giulietta», che ora conta 12 bocche da sfamare. «La “coppia alfa“, due giovani e i sei cuccioli di quest’anno», conferma Paolo.
Resta una verifica. Zaini in spalla, per sentieri «da bestie» (nel senso letterale di tracciati dai selvatici), tra i «vaj», fino a una delle dieci «fototrappole» mimetizzate che sono parte della rete di monitoraggio del lupo lessinico. L’apparecchio, che scatta grazie a un sensore di movimento, è a posto, le pile cariche. Nella scheda, decimo di una serie di video c’è il lupo, che passa solitario nella notte del 10 ottobre, ignaro di essere spiato. Il resto ha per protagonisti caprioli, escursionisti e una banda di mucche vagabonde.«Beh, questi possiamo pure cancellarli...».
«CACCIA» FINITA. Ha vinto il «selvatico». «Non si può mai sapere... comunque si può stare certi solo di una cosa: il più delle volte “lui“ ti vede e tu non lo sai», ammettono i due esperti. Ed è svelato così quel senso di «presenza - assenza» quasi fisico tra la notte e l’alba. Lui forse vedeva senza farsi vedere. Da qualche parte, un giorno, le nostre piste si incontreranno.

Paolo Mozzo

lunedì 24 ottobre 2016

Recinti elettrici anti predazione «Spariti i lupi»

da L’Arena 20.10.2016 

Dieci recinti elettrici posati da metà agosto a oggi; 25 ettari di Lessinia recintati da Campostrini di Sant’Anna d’Alfaedo ai Pagani di Selva di Progno. Trenta chilometri di filo elettrico e nessuna predazione da lupo dopo l’installazione, anche in allevamenti che prima erano stati oggetto di predazioni plurime.
È il risultato confortante che l’assessore regionale all’Agricoltura, caccia e pesca Giuseppe Pan ha potuto illustrare nella sede di Parco e Comunità montana della Lessinia agli organi di informazione, ai rappresentanti degli allevatori e ai sindaci, facendo il punto della situazione, introdotto dal commissario Stefano Sisto con un breve excursus sulle attività svolte dal Parco in materia di sopralluoghi, monitoraggio, report, compilazione della documentazione amministrativa per gli indennizzi, partecipazione a serate divulgative.
«TORNO per parlare di lupi e come vedete non mi sottraggo al confronto», è stato l’esordio dell’assessore, che in effetti non è mai mancato quando ha annunciato la sua presenza e ha dimostrato concretezza e coerenza, mantenendo quando promesso, come gli riconoscono in tanti, dagli ambientalisti come Angelo Mancone di Legambiente al comandante provinciale del Corpo forestale dello stato Isidoro Furlan.
«Il tanto vituperato progetto Life WolfAlps ci ha quantomeno fornito 560mila euro di cui 430mila dall’Unione Europea per avviare azioni importanti di prevenzione e di messa in sicurezza degli allevamenti», ha premesso Pan, che ha incaricato il biologo Renato Semenzato di percorrere il territorio, parlare con gli allevatori, riportare le loro esigenze. «Insieme abbiamo visitato i luoghi del Piemonte e dell’Appennino dove la presenza del lupo è atavica e ci siamo confrontati con gli allevatori del posto. Di qui la decisione di posare i recinti su richiesta dei nostri allevatori, totalmente a carico della Regione. Finora i risultati ci danno ragione: dove ci sono i recinti le predazioni sono sparite», ha riconosciuto Pan. Che ha portato una seconda buona notizia: «Domani in giunta regionale si approverà una delibera che indennizza tutte le predazioni avvenute finora nel 2016 e le sei che erano rimaste fuori da un precedente contributo del 2015: in tutto sono 38mila euro. La Regione sborsa anche per la prima volta 850mila euro per i danni da fauna selvatica e dei grandi predatori», ha osservato Pan.
SEMENZATO ha raccontato che il primo recinto è stato posato in Malga Fraselle per un gregge di pecore, e nonostante la presenza dei lupi, c’è un solo caso accertato di predazione avvenuto per un animale rimasto all’esterno del recinto. A Malga Malera di Sopra ha dormito anche in tenda con il naturalista Mattia Colombo «per essere di sostengo anche emotivo all’allevatore che aveva subito tre predazioni in serie. In tre giorni abbiamo installato i dissuasori che finora hanno funzionato egregiamente. Ci muoviamo sempre su indicazione degli allevatori: sono loro a dirci dove intendono collocare il recinto, sono loro a conoscere le esigenze dei propri animali. La cosa funziona e sono loro stessi a chiamarci con il passaparola», ha rivelato il biologo.
UN CHILOMETRO di perimetro per 30mila metri quadrati è stato tracciato a Tecchie di Velo, nell’azienda di Roberto Tezza che per protesta aveva portato in fiera a Erbezzo una manza predata la sera precedente. «Grazie alla sua collaborazione abbiamo pulito il tracciato e posato paletti e fili. Sento dire che non si vuole più tornare in alpeggio per paura del lupo, ma è la scelta sbagliata», ha ribadito Semenzato.
Anche dal punto di vista ambientale si è cercato di rovinare il meno possibile la naturalità dell’ambiente: i quattro fili, che raggiungono un’altezza di 120 centimetri, sono montati su paletti verdi in fibra di vetro o anche utilizzando paletti di legno preesistenti che reggevano del filo spinato. Un chilometro di recinto costa 2100 euro solo di materiale: oltre ai quattro fili ci sono i paletti, la batteria che fornisce una corrente di 5 kilovolt e un pannello solare che la mantiene in carica.
Per la mano d’opera l’assessore ha chiesto aiuto alle associazioni e ai volontari per risparmiare sul montaggio e destinare i soldi ad altre opere di prevenzione. Gli allevatori cominciano a richiederli e ai 10 già installati (quattro a Selva di Progno, quattro a Velo, uno ciascuno a Bosco Chiesanuova e a Sant’Anna d’Alfaedo), se ne aggiungeranno nelle prossime settimane altri cinque a San Giorgio e a Campofontana.
Fausto Albi di Purga di Velo che ha avuto un torello di razza pregiata predato lo scorso settembre dietro le case dei Bortoletti, ha voluto il recinto per salvare gli altri capi: «Finora funziona. Non so se sia merito del recinto o perché i lupi se ne sono andati, però non ho più avuto predazioni», ha detto all’assessore Pan che è stato a visitare la sua azienda.


Vittorio Zambaldo

La replica degli allevatori «Soluzione tampone»

da L’Arena 20.10.2016

Non tutti gli allevatori sono rimasti convinti dell’esposizione che l’assessore Pan e il biologo Semenzato hanno fatto dell’utilità dei recinti elettrici per la prevenzione dei danni da predazioni di lupi sugli animali domestici: «Resisteranno qualche tempo, ma prima o poi i lupi troveranno il modo di entrare, e se non lo faranno saranno gli animali all’interno a sfondare il recinto e uscire terrorizzati dalla presenza dei lupi attorno», hanno osservato.
Lucio Campedelli, sindaco di Erbezzo, unico rappresentante degli amministratori che ha lamentato il ritardo con cui sono stati convocati («Solo il giorno prima dell’incontro»), si è detto perplesso: «Mi sembra più un sistema per affamare il lupo che si sposterà altrove e ci auguriamo che arrivi anche alle periferie delle città a rovistare nei cassonetti. Non sarebbe più semplice e meno costoso intervenire sulla popolazione di lupi, riducendone il numero? Chiediamo un incontro anche per avviare un procedimento normativo in questo senso», è stata la sua proposta, accolta dall’assessore Pan che si è detto disposto a tutto, anche a cambiare la legge nazionale in materia di tutela dei lupi, «ma sappiamo che sarà una strada lunga. Nel frattempo diamo soluzioni tecniche e chi le vuole accogliere sa che sono gratuite. Indennizzi ce ne saranno ancora, ma non è detto che ci siano per chi non si attiva con un minimo di prevenzione». Per Daniele Massella, vicepresindete dell’associazione tutela della Lessinia «questo attivismo attorno ai recinti lo si è già visto in Piemonte ed è stato fallimentare, portando all’abbandono dei pascoli. L’unica speranza nostra è che il progetto Life WolfAlps chiuda alla sua scadenza naturale nel 2018 senza più sprecare soldi inutilmente». «Il lupo è un cancro che avanza, questi recinti sono solo dei tamponamenti», ha osservato un altro allevatore. «Non ci sono altre soluzioni: se le avete datemele», ha risposto Pan, «ma quella dell’abbattimento per ora non è praticabile. Forse ci si arriverà, ma intanto questa è una soluzione che si può adottare e che ha dimostrato di funzionare». V.Z.

Convivenza possibile tra lupi e bestiame in Lessinia: "I primi esiti sono positivi"

da L’Arena 19.10.2016 

Nella sede del Parco della Lessinia si è tenuto un incontro per discutere dei risultati iniziali del progetto Life Wolfalps: "La strategia dissuasoria mette in sicurezza i pascoli protetti".

Una convivenza difficile ma possibile, quella tra lupi, bestiame e allevatori. Anche in una zona di pascoli e di malghe come l’altopiano veronese della Lessinia, popolata da circa 7000 capi di bestiame, tra bovini e ovini. Questo il messaggio lanciato dall’assessore all’agricoltura Giuseppe Pan, dal commissario del parco regionale della Lessinia Stefano Sisto, dal biologo Renato Semenzato incaricato dalla Regione di gestire la presenza del branco predatore sulle montagne veronesi, nel corso del secondo confronto con allevatori e amministratori della Lessinia. L’incontro si è svolto mercoledì, nella sede dell’ente parco, a Bosco Chiesanuova, per discutere i primi risultati del progetto Life Wolfalps. “I primi esiti sono positivi, la strategia dissuasoria mette in sicurezza i pascoli protetti”, ha affermato Pan, incrociando date e localizzazioni degli ultimi due anni di assalti e predazioni condotte dal branco che da quattro anni ha preso dimora nell’altopiano veronese. Quest’anno i lupi hanno attaccato 57 volte le greggi e gli armenti delle malghe della montagna veronese, uccidendo 64 capi, tra bovini e pecore. L’attività predatoria appare in aumento: lo scorso anno il branco aveva attaccato 43 volte, causando la morte di 45 capi e il ferimento di 3. “Ma, dallo scorso agosto, là dove sono stati collocati i recinti elettrificati non si sono più verificati attacchi al bestiame, compresi quegli allevamenti che in passato erano stati oggetti di assalti plurimi”, hanno fatto notare assessore e biologo replicando alle perplessità di allevatori vittime degli assalti del lupo e del sindaco di Erbezzo, Lucio Campedelli.

Obiettivo del progetto europeo Life Wolfalps – ha ricordato l’assessore - è preservare la presenza del lupo nell’arco alpino limitandone i danni e difendendo l’equilibrio dell’ecosistema, con opportune strategie di prevenzione e difesa. Il progetto rappresenta una opportunità di intervento a breve e medio termine che la Regione offre gratuitamente agli allevatori per mettere in sicurezza la prosecuzione della loro attività – ha chiarito Pan - I primi risultati sono confortanti e ci incoraggiano a proseguire, disponibili a continuare il confronto e a ricercare nuove strategie di contenimento.

La Lessinia è una delle 7 aree dell’arco alpino destinatarie del programma europeo Life Wolfalps. Pensato e approvato nel 2013 e messo in opera da quest’anno, il progetto per la Lessinia prevede la posa di dissuasori acustici e di recinzioni elettrificate, alimentate ad energia solare, per proteggere mandrie e greggi e scoraggiare gli attacchi predatori del branco. Da agosto ad oggi sono stati realizzati dieci recinti, per circa 30 chilometri lineari di filo elettrificato, con la posa di 3500 paletti in fibra di vetro e 105 pali di legno: con 450 ore di lavoro e 34 mila euro di spesa sono stati messi in protezione circa 25 ettari di pascolo. Altri 5 recinzioni sono in fase di realizzazione. Il budget complessivo del progetto, che proseguirà fino al 2018, è di 560 mila euro, di cui 430 mila finanziati dall’Unione europea e 130 mila di cofinanziamento regionale. “Un investimento sostenibile, di minimo impatto ambientale e visivo, e inferiore a quanto la Regione spende per indennizzare gli allevatori dei capi predati”, ha sottolineato l’assessore.

Nel 2016 la Regione Veneto ha già stanziato oltre 38 mila euro di indennizzi per ristorare gli allevatori delle perdite di bestiame subite a causa degli attacchi del lupo. “Con la delibera di prossima approvazione la Regione provvederà a saldare gli indennizzi per tutti i danni sinora subiti dagli allevatori – ha promesso Pan – e l’impegno è di rendere sempre più veloci le procedure di liquidazione. Ma la nostra strategia va oltre il mero rimborso: vogliamo prevenire e contenere gli attacchi del lupo e dirottarlo verso altre prede".

Le prossime tappe del progetto Wolfalps in Lessinia sono il raddoppio del numero di recinzioni elettrificate e l’introduzione di cani da guardianìa, il controllo delle azioni di bracconaggio, oltre alla prosecuzione delle attività di formazione degli allevatori e di sensibilizzazione della popolazione, per superare paure e ataviche diffidenze. Oltre al coinvolgimento di stagisti dell’Università di Padova, tecnici e forestali puntano al sostegno di allevatori e volontari.

"La presenza del lupo, se ricondotto al suo habitat boschivo, può diventare una componente dell’ecosistema della Lessinia, funzionale all’equilibrio della fauna selvatica – ha concluso l’assessore Pan – Questo intervento fa della Lessinia un caso- pilota per una corretta gestione faunistica, dal quale si potranno ricavare esperienze per gestire anche altre emergenze, in altre aree della Regione, come la comparsa del lupo anche sull’altopiano di Asiago o il dilagare degli ungulati in collina e in pianura".

martedì 18 ottobre 2016

Da regione veneto progetto per convivenza tra allevatori e lupi

L’altopiano della Lessinia e uno degli habitat di recente ricomparsa del lupo in Italia: il branco, composto da una coppia al suo quarto ciclo riproduttivo e da una dozzina di esemplari, sta riproponendo la tematica della difficile convivenza tra il predatore e l’attivita di allevamento che caratterizza l’ecosistema dell’altopiano veronese. Strategie e risultati della gestione della presenza del lupo e le nuove iniziative per la messa in sicurezza del bestiame vengono presentati agli operatori dell’informazione **mercoledi 19 ottobre** a Bosco Chiesanuova (Verona), nella sede del Parco regionale/Comunità montana della Lessinia.
Intervengono: Giuseppe Pan, assessore regionale all’Agricoltura, Stefano Sisto, commissario del Parco regionale, Renato Semenzato, biologo del comitato scientifico di Legambiente, Angelo Mancone, Legambiente Verona, Associazione Tutela della Lessinia (allevatori e proprietari di malghe). Sono stati invitati i 15 sindaci del territorio del Parco regionale.
Le attivita, che rientrano nel progetto europeo Life Wolfalps e nel Piano d’azione nazionale di conservazione del lupo, prevedono strategie integrate di controllo per proteggere la sopravvivenza del lupo, contenerne l’attivita predatoria e mettere in sicurezza la presenza dei bovini al pascolo in un territorio vasto oltre 200 km quadrati, che conta un centinaio di malghe e circa 7 mila capi di bestiame.