martedì 13 settembre 2016

Ululato

"Era una musica selvaggia e indomita, echeggiava tra le colline e riempiva le valli. Provai uno strano brivido lungo la schiena. Non era una sensazione di paura, capite, ma una specie di fremito, come se avessi dei peli sul dorso e qualcuno li stesse accarezzando..."

Alda Orton, Trapper dell’Alaska

I rapporti sociali dei lupi si esprimono attraverso tre sistemi di comunicazione tra i singoli membri e all’interno del branco: vocalizzazioni, segnalazioni posturali e impressione di marchi odorosi. L’ululato è forse l’aspetto sociale che più ci è familiare; consiste nella tipica emissione di una singola nota, che s’innalza all’inizio e si interrompe improvvisamente alla fine quando l’animale cerca di dare volume al latrato e può contenere fino a dodici armonici. Quando ululano in branco, i lupi armonizzano piuttosto che sintonizzarsi su una stessa nota, dando così l’impressione di essere più numerosi. L’emissione di ululati non avviene necessariamente in posizione eretta, i lupi possono infatti essere sdraiati o seduti su un fianco. Sono state espresse più ipotesi sulla natura e sulla funzione dell’ululato lupino che sul verso di qualsiasi altro animale. Si tratta di un suono pieno, accattivante, un’eco lamentosa e seducente capace di instillare soggezione e far accapponare la pelle. Sembra che la sua funzione sia di radunare il branco, soprattutto prima e dopo la caccia, di segnalare un allarme, in particolare se è la tana a essere minacciata, di individuarsi a vicenda nel mezzo di una tempesta o in un territorio sconosciuto, e di comunicare a grandi distanze. Nell’aria immobile dell’Artico, l’ululato può essere udito a dieci chilometri di distanza. Esistono pochi indizi sul fatto che i lupi ululino durante la caccia, mentre invece lo fanno dopo, forse per celebrare la riuscita della battuta (la presenza di cibo), il loro valore o la soddisfazione di ritrovarsi uniti senza aver subito lesioni. Non ci sono mai state prove a confortare la credenza secondo cui i lupi ululino alla luna o lo facciano più spesso nelle notti di plenilunio, malgrado possa avvenire con maggior frequenza di sera o il mattino presto. Questa attività raggiunge il suo picco stagionale nei mesi invernali, all’epoca del corteggiamento e dell’accoppiamento; è facile capire come mai l’idea dei lupi che ululano alla luna si sia potuta diffondere in questo modo e assumere una presenza talmente forte nell’immaginario umano durante le gelide e limpide notti artiche, quando il suono corre lontano e la luna avvolge di mistero il territorio innevato. Che cosa spinga un lupo a ululare rimane un mistero, sebbene ricerche sul campo e in laboratorio indichino che sia l’assolo sia il coro siano sollecitati da uno stato di irrequietezza e di ansia. La solitudine è lo stato d’animo citato con maggiore frequenza, ma l’ululato di gruppo possiede una qualità di celebrazione e cameratismo, ossia quello che il biologo della fauna selvatica Durward Allen ha chiamato “il giubilo dei lupi”.

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